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Ancora le donne e le loro lotte protagoniste sul grande schermo. Dopo "The Help" ed "E ora dove andiamo?", un altro gran bel film che parla della condizione della donna ieri, oggi e domani, nei paesi del Medio Oriente - non solo -, e diretto da un bravo e apprezzato regista come Radu Mihaileanu, autore dell'indimenticabile "Il concerto", vincitore poco meno di due anni fa del Festival Internazionale del Film di Roma.
Ispirato a un fatto di cronaca avvenuto in Turchia nel 2001, il film - sceneggiato dal regista con Alain-Michel Blanc e in concorso a Cannes 2011 - è ambientato ai giorni nostri in un piccolo villaggio da qualche parte tra l'Africa settentrionale e il Medio Oriente. Le donne vanno a prendere l'acqua alla sorgente in cima alla montagna, sotto un sole cocente. Lo fanno dalla notte dei tempi, come lo facevano le donne di tutto il mondo. Leila, giovane sposa 'straniera', propone alle donne di far lo sciopero dell'amore - niente più effusioni, niente più sesso - fino a quando non saranno gli uomini a portare l'acqua al villaggio.
E la loro dura lotta - repressa con botti e dispetti di ogni genere - finirà per diventare persino un affare di Stato. Verranno fuori anche contraddizioni, ripicche e dissapori anche tra le stesse donne, però la loro resistenza non ha limiti.
Ma il regista - ebreo francese - non si limita a parlare solo di quello, ma anche di altre problematiche antiche e attuali. E infatti dice: "Sono sempre stato convinto che il film avrebbe avuto un impatto più forte se inserito in un contesto musulmano, che ci avrebbe permesso di menzionare il Corano e l'Islam, due argomenti spesso poco conosciuti e oggetto di una serie di cliché e di fantasie. Per questo motivo ho innanzitutto cercato una regista di origini arabe in grado di affrontare il progetto da un punto di vista più accurato. Non trovandola e avendo nel frattempo fatto mio l'argomento, mi sono lasciato convincere dai mie coproduttori (Denis Carot e Marie Masmonteil ndr.) a dirigerlo io stesso, ma a due precise condizioni. Ho insistito per avere a disposizione un periodo per documentarmi in cui poter, tra le altre cose, andare in alcuni villaggi e incontrare le donne che ci vivono: volevo avere il tempo di conoscere intimamente questa cultura per riuscire a coglierne tutte le sfumature e le angolazioni. In secondo luogo, mi sembrava essenziale girara il film in arabo (poi doppiato in francese, e ora in italiano ndr.), non solo per un'esigenza di autenticità e di sonorità, ma anche per evitare che i personaggi parlino la lingua dei colonizzatori. Era essenziale che anch'io adottassi il punto di vista di quella cultura e che cercassi di parlare con quella voce".
Comunque, ci è riuscito benissimo trasformandolo in un racconto - tra fiaba e metafora - orientale contemporaneo, anche quando nella versione occidentale sono rimaste in arabo (con sottotitoli) solo le canzoni, che aggiungono forza e chiarificano situazioni e problematiche, regionali e al tempo stesso universali. Inoltre, in fondo è anche una storia d'amore, un film "a favore della bellezza della donna e della bellezza dell'amore", che non significa sottomissione né repressione, anzi. L'amore come deve essere, liberazione del corpo e dell'anima, per un'opera in raro equilibrio tra commedia e tragedia.
E se le due ore abbondanti (125') possono sembrare troppe ad uno spettatore distratto e/o abituato al ritmo dei blockbuster d'azione, non lo sono per chi ama il cinema tout court, contenitore di emozioni e sentimenti, arte e intrattenimento.
Nel bel cast Leila Bekhti (Leila), tanto bella quanto brava; Hafsia Herzi (Loubna/Esmeralda), la cantante Biyouna (Vecchia lupa), famosa in Francia che si rivela un'attrice incredibile; Sabrina Ouazani (Rachida) e la veterana Hiam Abbass (Fatima, suocera dispotica e spietata), da "L'ospite inatteso" a "Il giardino dei limoni", per nominare solo due. Dal fronte maschile Saleh Bakri (Sami, marito di Leila), visto da noi in "La banda";  Mohamed Majd (Hussein), di "Le grand voyage"; Amal Atrach (Hasna).
José de Arcangelo

 

 



Cinema! Una nuova rubrica quindicinale (ma se gli avvenimenti lo richiedono anche settimanale) dedicata alla Settima Arte che ormai ha superato il secolo di vita (112 per la precisione), divisa in tre settori. Attualità per riflettere, segnalare tendenze ed eventi, offrire interviste con autori e attori; Storia per ricordare i registi e i protagonisti che hanno fatto grande il cinema; Recensioni per i film d'autore e le pellicole più chiacchierate o attese.
José de Arcangelo